L'altra metà del cielo

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Si diventa donne lavorando, ridendo, parlando per ore, uscendo di casa la mattina presto, accompagnando i figli a scuola, assistendo i genitori anziani, ribellandosi al proprio destino,  scappando da una guerra, coltivando una terra che non da frutti.
Si diventa donne morendo sul posto di lavoro,  attaccando le lavatrici, allattando la notte,  lottando per un posto da dirigente che di solito spetta ad un uomo.
 Si diventa donne urlando, piangendo, sorridendo sempre, dichiarando i propri diritti.
 Si diventa donne denunciando la violenza, aiutando le altre ad uscirne fuori,  si diventa donne morendo per mano del proprio marito, fidanzato, amante.
 Si diventa donne, insieme ad altre donne, insieme alle ragazze, insieme alle madri e alle nonne.
Si diventa donna insieme ad un uomo. 
Simone de Beauvoir

scorrendo verso il basso potrai leggere le presentazioni e i testi dei canti dello spettacolo

DEDICA SEGRETA

(libero adattamento degli Scariolanti dal testo di Roberto De Simone - 1978)

musica: Scariolanti

Abbiamo trasformato in una canzone l'introduzione al libro “Canti e tradizioni popolari in  Campania” di Roberto De Simone, regista teatrale, compositore e musicologo italiano nonché animatore della “Nuova Compagnia di Canto Popolare”.

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Alla sconosciuta che da cinquemila anni sostiene con il suo petto il peso delle bocche di tutti gli imperi. Quando le tolsero la corona regale deportandola, lontano lasciandole solo il ricordo di un nome.,Sempre negra e schiava come un’africana perchè bruciata dal sole della terra, dove ogni anno solo il suo sudore ha resuscitato ancora il nuovo grano. Quando fu violata la sua verginità perché profetizzava degli uomini il delirio, come Cassandra o una qualsiasi donna in quanto posseduta dalle proprie catene. Quando le uccisero il figlio in guerra o sulla croce per soddisfare alla gloria del Padre. Rapita dai turchi per saziare la libidine del Gran Signore…ugualmente a Roma in un civile"bordello". A lei che oggi vive a Casatori di Salerno o in un qualsiasi altro paese contadino, come bracciante agricola alle cinque del mattino si alza per tornare alle sette di sera… E interrogata sul perchè non va dai sindacati per rivendicare più del rame di un soldo bucato, risponde che così rischia di perdere l’usura di quel poco metallo già così logorato. Sempre alla stessa che, nei secoli passati, guariva i suoi mali con le erbe mediche dell’incantesimo. E allora il Santo Uffizio, un milione di volte, la bruciava viva dopo averla torturata in tutte le sue ossa. E infine a lei costretta a lasciare le campagne, per vivere in città dentro le case dei signori…Qui fa la cameriera guadagnando i soli cocci delle lunghe giornate nelle stanze dei padroni. Talvolta la figlia della sua signora le dice  travestita da rivoluzionaria:  Maria, stirami il golf, puliscimi le scarpe! E lei ubbidisce subito perché l’altra non sa…. che sempre e solo lei è la Madonna…che sempre e solo lei è la Madonna….è la Madonna….

AVE MARIA

(Fabrizio De Andrè – 1970)

In questa dolcissima canzone , che è un vero e proprio inno alla maternità , Maria diventa l'emblema di tutte le donne e di tutte le madri. La maternità continua dopo il parto e dura , seppur sotto forme diverse, per tutta la vita. In questa canzone c'è una visione tutta umana e terrena della Madonna. Una regressione che può essere anche letta come  l'assimilazione di Maria a tutte le altre donne e che, in definitiva, equivale al loro innalzamento verso un senso ed un valore che trascendono la pura dimensione terrena.

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E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

SENTI LE RANE CHE CANTANO

(anonimo -primi del 1900)

Uno dei più conosciuti canti di monda, sul ritorno dalla risaia.

Il canto delle mondine si dispiegava energico e cadenzato, a volte allegro, altre tristissimo, parlava di sentimenti, di rimpianti di nostalgia, voce di un'umanità tutta femminile che rivendicava la propria dignità.

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Senti le rane che cantano che gusto che piacere lasciare la risaiatornare al mio paese . Amore mio non piangere se me ne vado via, io lascio la risaia ritorno a casa mia. Non sarà più la capa che sveglia a la mattina ma là nella casetta mi sveglia la mammina.

Vedo laggiù tra gli alberi la bianca mia casetta. Vedo laggiù sull'usciola mamma che mi aspetta. Mamma papà non piangere non sono più mondina son ritornata a casa a far la contadina. Mamma papà non piangere se sono consumata è stata la risaia che mi ha rovinata

 E QUEI BRIGANTI NERI

(anonimo - fine 1944)

Una canzone che davvero non avrebbe bisogno di presentazione ma solo di essere ascoltata e cantata. E' un adattamento alla vicenda partigiana della storia di Sante Caserio, l'anarchico italiano che uccise nel 1894 il presidente della repubblica francese Sadi Carnot. Questa è una versione al femminile dedicata a Luigina Comotto, settantenne savonese che, accusata di aiutare i partigiani, si rifiutò di fare i loro nomi e venne condannta alla fucilazione. Al processo disse: "Io sono vecchia e posso anche morire, ma quelli che cercate sono giovani e non sarò certo io a darveli"

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E quei briganti neri mi hanno arrestata, in una cella scura mi han gettata.

Mamma, non devi piangere per la mia triste sorte: piuttosto di parlare vado alla morte.

E quando mi han portato alla tortura, legandomi le mani alla catena:

Legate pure forte le mani alla catena, piuttosto che parlare torno in galera.

E quando mi portarono al tribunale dicendo se conosco il mio compagno:

Sì sì che lo conosco ma non dirò chi sia: io sono partigiana, non una spia

E quando l'esecuzione fu preparata, fucile e mitraglie eran puntati,

Non si sentiva i colpi,  i colpi di mitraglia,

Ma si sentiva un grido: Viva l'Italia!

Non si sentiva i colpi della fucilazione,

Ma si sentiva un grido: Rivoluzione!

MADRE CRUDELA

(anonimo)

Canzone a contrasto madre-figlia di origine antichissima (ne viene documentato un testo veneto del XVI secolo) diffusa anche nel repertorio dei “cori di montagna”.   Secondo la predizione materna, il desiderio di matrimonio della ragazza s'infrange contro un tradimento annunciato e per lei s'aprono le porte dell'usuale convento. Ne presentiamo una versione in dialetto piacentino

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Oh mamma mia mi voi maridam
mi voi maridam se vu' si cuntenta
a go tri parti alla mia presenza

Oh figlia mia dimmi chi son.
Ion l'è u spisiè,l'alter l'è il nutari
l, alter l'è il fiò del segretari.

Oh figlia mia i son tri tamblan.
I son tri tamblan,che van per via.
Ti tradiran oh mia povra fija.

Oh figlia mia và al munaster,
và al munaster 'd Santa Maria
Prega per me, oh figlia mia

Oh mamma mia mi vò al munaster
Mi vò al munaster 'd Santa Mari Pregherò per me oh madre mia
Pregherò per me per il mio buon padre
E nent per vui......Oh crudela madre

CECILIA

(anonimo)

Cecilia, insieme a “ La pesca dell'anello”, è la ballata più diffusa in Italia.Cecilia è un canto tradizionale popolare che è andato via via modificandosi all’interno dei molti contesti storici, geografici e antropologici in cui si è tramandato, dei quali porta, nelle sue numerose varianti, le tracce. I testi finora pubblicati, consentono di evidenziare i collegamenti di Cecilia con la tradizione letteraria più elevata (la trama è la stessa di Tosca, e persistenti sono i tratti comuni con Measure for Measure di Shakespeare), che richiedono così un approfondimento di tipo internazionale tra fonti orali e scritte, tra cultura orale e cultura letteraria

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Cecilia in mezzo al mare piange pel suo mari' je l’ha messo in prigione no'l vole fa' ssorti'
"Senti Cara Cecilia vanne dal capitan
domandaje la grazia, vedrai te la farà."
“Senti sor capitano 'na grazia vo da te
il mio mari' 'n prigione se mme lo fai vede'?"
"Senti cara Cecilia te lo farò vvede'
ma se 'na notte sola, vieni a ddormi' co' mme!”
"Va' la o ccapitano vado da mio mari'
se se contenta lui io ce potrò veni'.
"Senti marito mia, la grazia me la fa
se per un notte sola dormo co' capita'"
"Vanne vanne Cecilia e vanne ben puli'
mette camicia bianga e 'l busto e
'l sottani'
"Annamo capitano, annamocene a dormi' le dieci son sonate, lrnzoli bbianchi e lli'
Quando fu mezzanotte, Cecilia dà un sospi': “Cos'hai cos'hai Cecilia che non me fai dormi'?”
A la madina s'alza, s'affaccia dal balco',
vede 'l marito morto che stava a ppendolo'. "Grazie sor Capitano m'avete ben tradi' me llevato l'onore la vita a mio mari'"
"Non dubita' Cecilia, non dubita' di me
Principi e ccavalieri tutti a ffavore a tte"
"Io non vojo né principi nemmeno cavalie' prendo la rocca e 'l fuso e me ne sto da me.
Quando che sarò morta me porti a sseppelli' a Ssan Gregorio Papa, dove sta 'l mio mari'"
Sopra di quella tomba ci nascerà un bel fior. E' morta la Cecilia è morta per amor.
Sopra di quella tomba ci nascerà un tullipa'. E' morta la Cecilia è morta è stato il capitan.
Sopra di quella tomba ci nascerà fiori'
E' morta la Cecilia è morta per suo mari'

PICCOLA DONNA

(Luisa Ronchini – 1969)

Alcuni di noi si ricordavano di questo canto di lotta femminista eseguito da Luisa Ronchini ( cantante del Canzoniere Popolare Veneto) durante un concerto a Genova nei primi anni 70.
Abbiamo faticato molto a ritrovare questo 45 giri. Lo abbiamo acquistato (è molto raro) e dopo avere riascoltato la canzone, l'abbiamo un po' arrangiata.

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Io mi interesso di politica, penso ai problemi sociali… son per l'estrema sinistra, anzi ancora più in là
Voglio il divorzio al più presto, meglio il non matrimonio… vado in piazza se è il caso, a gridare la libertà.
Ma gli uomini mi guardano  e dicono: dov'è la sua femminilità?
Perchè una donna deve essere… L'Angelo del focolare-la moglie affettuosa-legata per la vita-la cuoca sopraffina. Avere i piatti da lavare-i figli da guardare  camicie da stirare-i letti da rifare bottoni da attaccare-e soprattutto…..
NON PENSARE……

Lui il marito è comunista, sposato in chiesa comunque, lei è di certo qualunquista come vuole la società….. ma i bambini battezzati, teneramente cresimati, tutto quanto è regolare, esemplare da imitare…
Quando vado a lavarmi i capelli, dalle teste bagnate ricavo l'esatta paurosa misura  di quello che noi donne siamo…di come gli uomini ci vogliono…. L'Angelo del focolare-la moglie affettuosa-legata per la vita-la cuoca sopraffina.
Avere i piatti da lavare-i figli da guardare-camicie da stirare-i letti da rifare-bottoni da attaccare-e soprattutto….
NON PENSARE

LETTERA AD UNO SCONOSCIUTO

(Scariolanti)

Una canzone “sulle attenzioni particolari” che vengono rivolte alle bambine. Questo tipo di violenza mina le basi dell'autostima e apre una mente ancora non pronta ad abissi che nemmeno sospetta. L'episodio lavora come un tumore nascosto e altera il rapporto di fiducia verso l'altro, confonde le idee su ciò che presto esploderà nell'adolescenza. Tutto ne risente, rapporti interpersonali, approcci sessuali, stabilità sentimentale.

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Era il mio primo viaggio con il bus in città una sfida, una prova un' avventura nuova resto in piedi attaccata ad un gelido tubo guardo fuori contenta agitata e rapita.
Poi come in un sospiro la tua mano è sulla mia l' avvolge , non la sfilo mi blocco, non mi giro poi buio, caldo, sudore  il gusto in bocca : paura!
mi avvolge , non mi sfilo, sto ferma non mi giro. 
Alla prima fermata la tua mano si stacca, io mi giro, ti guardo, tu che scendi e scompari…
E se il danno è ingombrante ora il fatto è rimosso, ma lavora nascosto, mi confonde le idee.
Mai nessuna di noi può sentirsi al sicuroparlo a te sconosciuto egoista e immaturo
Non conosci l'onore
Non conosci l'amore

NINA TI TE RICORDI

(Gualtiero Bertelli – 1967)

Canzone scritta da G. Bertelli nel 1967 in dialetto veneto. Nei primi anni 70 circolava in città una versione in dialetto genovese. Il testo narra la triste vicenda di due operai, giovani sposi, che tornano con la memoria al tempo in cui, fidanzati e cattolici osservanti, non facevano l'amore perché non ancora uniti in matrimonio. Ma anche da coniugati le cose paiono non esser semplici, ché amarsi resta un lusso per pochi e non un diritto, se Nina aspetta un bimbo ed il marito è ancora disoccupato.

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Nina ti te ricordi
quanto che gavemo messo
a andar su 'sto toco de leto
insieme a far a l'amor.
Sie ani a far i morosi
a strenserla franco su franco
e mi che sero stanco
ma no te volevo tocar.
To mare che brontolava
Quando che se sposemo;
el prete che racomandava
che no se doveva pecar.
E dopo se semo sposai
che quasi no ghe credeva
te giuro che a mi me pareva
parfin che fusse un pecà.
Adesso ti speti un fio
e ancuo la vita xe dura
a volte me ciapa la paura
de aver dopo tanto sbaglià.
Amarse no xe no un pecato,
ma ancuo el xe un lusso de pochi
e intanti ti Nina te speti
e mi so disocupà.
E intanto ti Nina te speti
e mi so disocupà.

CERTI MOMENTI

(Pierangelo Bertoli – 1980)

"Certi momenti" è affettuosamente dedicata ad Anna, ragazza coraggiosa che sfida tradizioni ed anatemi dei benpensanti scegliendo d'interrompere la propria gravidanza, come previsto dalla legge 194: nella descrizione d'una società popolata da ipocriti e da bigotti, in prima fila quei medici che si rifiutano di darle aiuto ("perché venne un polacco ad insegnargli  che è più cristiano imporsi col rifiuto"), Bertoli è intenso e indignato, vessillifero di un impegno civile che diverrà fuori moda negli anni '80, anni del privato e dell'edonismo cosiddetto "reaganiano".

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Anna che hai scavalcato le montagne e hai preso a pugni le tue tradizioni, lo so che non è facile il tuo giorno ma il tuo pensiero è fatto di ragioni.
padri han biasimato la tua azione , la chiesa ti ha bollato d'eresia, il cambiamento impone la reazione
e adesso sei il nemico e così sia.
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare, poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono...non credo alla vita pacifica non credo al perdono.
Adesso quando i medici di turno rifiuteranno di esserti d'aiuto perchè venne un polacco ad insegnargli che è più cristiano imporsi col rifiuto.
Pretenderanno che tu torni indietro e ti costringeranno a partorire per poi chiamarlo figlio della colpa e tu una Maddalena da pentire
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare, poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono...non credo alla vita pacifica non credo al perdono.
Volevo dedicarti quattro righe per quanto può valere una canzone, credo che tu abbia fatto qualche cosa anche se questa è solo un'opinione
che lascerà il tuo segno nella vita e i poveri bigotti reazionari dovranno fare senza peccatrici saranno senza scopi umanitari.
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare , poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono ...non credo alla vita pacifica non credo al perdono.

CANTADONNA

(Teresa Gatta, Annalena Limentani 1977)

Il ritornello della canzone finale di "Canta donna canta", uno spettacolo musicale femminista di Teresa Gatta e Annalena Limentani, del 1977.

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Dalla costola di Adamo sei volata via lontano, e da quando sai volare niente più ti può fermare, e planando sulla terra sulla fabbrica la scuola,hai incontrato una parola che si chiama libertà.
Libertà di essere donna senza farti dominare, da chi afferma che il suo ruolo per natura è superiore.
Donna donna il sole è alto, corri in strada, canta, grida, dai riprenditi la vita, i tuoi gesti, la parola.       
E che arma è la parola, non ti fa sentire sola, quanti colpi puoi sparare, devi solo cominciare. 
Donna donna il sole è alto, corri in strada, canta, grida, dai riprenditi la vita, i tuoi gesti, la parola.        

vola vola....

oggi prendi dall'armadio, un vestito di colore, dai non farti censurare nel silenzio e nel grigiore  

Donna donna il sole è alto, corri in strada, canta, grida, dai riprenditi la vita, i tuoi gesti, la parola….